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Cannabis Sativa Canapa marijuana
foto piante cannabis

La Canapa (Cannabis sativa, L. 1753) è una pianta a ciclo annuale della famiglia delle Cannabaceae da cui, tra le altre cose, è possibile ricavare una sostanza stupefacente dai molteplici usi e effetti. Esiste una controversia filogenetica sul fatto se le varietà coltivate della pianta costituiscano una singola specie, la Cannabis sativa, o se rappresentino specie distinte, come quelle chiamate Cannabis indica, Cannabis ruderalis.
L'altezza delle piante è variabile e arriva fino a 5 metri, con escrescenze resinose, angolate, a volte cave, specialmente al di sopra del primo paio di foglie; foglie basali opposte, le più alte alternate, palmate, raramente singole, lanceolate, punte acuminate fino a 10 cm di lunghezza, 1,5 cm di grandezza; fiori monoici o dioici; frutti marroni, achene brillante, trattengono strettamente i semi con un endosperma carnoso e un embrione curvo.Sostanze narcotiche come l'hashish o la marijuana possono essere ricavate sia dalla Cannabis indica sia dalla Cannabis sativa, sia da varietà ibride in varie proporzioni di queste due specie.

Aspetto: La pianta di canapa può raggiungere anche i 3 metri di altezza e i 2 di diametro: ha stelo dritto e presenta foglie dalla forma caratteristica, che possono esibire dalle 5 alle 11 punte. La marijuana si presenta in polvere verde, grigia o marrone, ma è possibile anche vederla sotto forma di erba sminuzzata malamente. L’hashish invece si presenta come tavolette di resina compresse dal colore verde, rosso, nero o marone a seconda del luogo di provenienza,

Botanica, farmacologia, effetti
Secondo la tassonomia ufficiale moderna, la cannabis va inclusa nella famiglia delle Cannabaceae, insieme al luppolo, dopo essere stata inserita dapprima tra le Moracee e successivamente tra le Urticacee.
Riguardo la specie, la maggior parte dei botanici oggi segue la classificazione risalente al 1924 ad opera di D. E. Janichewsky, diffusa in occidente da Richard Schultes negli anni settanta. Studiando le piante selvatiche che crescono nell'Asia centrale, il botanico sovietico classifico' tre diverse specie: C. sativa, la piu' diffusa, arriva anche a tre metri d'altezza, molto resinosa e dalla forma piramidale; C. indica, piu' piccola e con molte foglie; C. ruderalis, al massimo mezzo metro d'altezza e senza rami. Viene cosi' confermata la tesi di Linneo che gia' nel 1753 parlo' esclusivamente di C. Sativa, secondo gli studi condotti sulle piante che crescevano nell'Europa settentrionale. Esiste pero' una classificazione alternativa, pur se in netta minoranza, proposta da Small e Cronquist nel 1976. I due studiosi canadesi affermano che esiste una sola specie molto variabile, C. sativa, con due sottospecie, sativa e indica: la prima si trova nei paesi settentrionali ed e' usata per fibra e olio, la seconda invece cresce paesi caldi del sud ed e' ricca di resina e proprieta' intossicanti. Entrambe le sottospecie avrebbero poi varianti selvatiche e domestiche, secondo il luogo di coltivazione.
La cannabis e' una pianta dioica, ovvero esistono separatamente il maschio (produce il polline) e la femmina (fecondata, produce fiori e semi). Solo in ambienti particolarmente ostili possiamo trovare infiorescenze maschili e femminili sulla stessa pianta. Le inconfondibili foglie a sette punte partono tutte dallo stesso stelo, in numero variabile e sono sottili, verde intenso, dai bordi seghettati, con evidenti nervature e sottile peluria. Lo stelo diventa molto resistente man mano che la pianta si avvia a maturazione, e puo' tranquillamente superare i cinque metri di altezza. L'apparato radicale, invece, rivela un fittone di 30 - 40 centimentri da cui si diramano sottili ramificazioni.Pianta annuale, la cannabis ha un ciclo breve, con semi piantati all'inizio della primavera, fioritura a meta' estate e maturazione autunnale. I semi germogliano in meno di una settimana e l'impollinazione avviene generalmente con il vento, poiche' insetti come le api non sono attratti dai fiori della cannabis. Se coltivate per fibra, generalmente le piante vengono tenute molto vicine tra loro, e in tal modo si allungano a dismisura, senza produrre rami, con un piccolo cespuglio in cima. In questi casi non si procede neppure alla divisione tra maschi e femmine, cosa invece essenziale per coltivazioni a scopo medico e/o intossicante. Sono i fiori della femmina a produrre la maggiore quantita' della sostanza resinosa contenente il principio attivo, il delta - 9 - tetraidrocannabinolo, meglio noto con la sigla THC. Le infiorescenze spuntano all'estremita' dei rami, e cosi' raccolte proteggono lo sviluppo dei semi, ovali e coriacei. Pur se le ricerche non sono ancora definitive, pare che la pianta produca tale sudorazione come difesa dall'eccessivo calore, in modo da trattenere l'umidita' necessaria alla maturazione dei semi: quando il processo riproduttivo e' concluso, la resina non viene piu' prodotta.
Sono oltre 460 i componenti chimici della pianta, e piu' di 60 rivelano la struttura tipica dei cannabinoidi. Tra questi, il delta - 9 - THC, presente intorno all'1 - 5% del peso totale, e' l'unico finora scoperto ad avere notevoli proprieta' psicoattive. Tale percentuale si riduce a meno dello 0.5 % nelle piante coltivate per fibra, che invece sono ricche di cannabinolo.
STORIA

La cannabis è una pianta che nel corso dei millenni si è propagata in quasi tutti i punti della terra, come origine si presume abbia l'Asia centrale (Cannabis Ruderalis) poi, grazie all'azione dell'uomo si sia spostata a raggiera in varie direzioni.
Si pensa che la pianta fosse usata già in epoca preistorica, ma i primi reperti del suo uso tessile sono databili al 4000 a.C., come rivestimento per vasellami rinvenuti in un villaggio Neolitico della Cina centro-settentrionale.
Oltre agli usi pratici per corde e tele, se ne conosce anche il suo antico uso medico, testimoniato dalla sua presenza nel Nei-Ching un testo della medicina cinese databile tra il 2698 e il 2599 a.C., sempre in questo periodo la cannabis penetrò in India dall'Asia centrale seguendo le incursioni di alcune popolazioni nomadi. In queste terre fu sfruttato il suo potenziale inebriante per scopi religiosi e divinatori, considerata come cibo prediletto del dio Shiva (prese il nome di Bhang).
 cannabis-canapa
Gli antichi Romani, già conoscitori di alcune proprietà mediche, ne apprezzavano anche i tessuti e le robuste vele ricavate dal fusto della pianta, se ne ha la prova da alcuni scavi effettuati in Francia e in Gran Bretagna; anche i popoli del nord ne conobbero gli utilizzi, uno tra tutti i Vichinghi e pare che siano stati proprio loro a portarla in Islanda nel XIII secolo.
Facendo un salto temporale di seicento anni arriviamo all'800, epoca in cui si intensificarono gli studi sugli effetti della cannabis, facilitati dalla spedizione in Egitto dell'esercito di Napoleone, che riportò in Europa l'interesse per questa pianta.
Sempre nel 1800 Gautier fondò a Parigi il "Club degli Hashishin", questa è l'epoca dei "poeti maledetti" infatti, tra i membri di questo club spicca il nome di Charles Baudelaire autore del libro "Poema dell'hashish".
Per tutto il XIX secolo ricercatori come Giovanni Polli e Carlo Erba continuarono a studiare la cannabis che la medicina considerò fino al 1900 come un farmaco analgesico, antispasmodico e antidepressivo.
Contemporaneamente con la produzione industriale in continuo aumento, la canapa viene utilizzata per fabbricare tinture ed altri composti, che però con il passare dei decenni cederanno il posto a nuovi preparati sintetici. Stessa sorte toccherà alla fibra tessile che, con l'evolversi della tecnologia e l'avvento delle fibre ricavate dal petrolio (nylon), vedrà sempre più diminuire i propri utilizzi e la propria fetta di mercato.
Nel 1937 Henry Ford produsse la prima vettura interamente composta di canapa e alimentata da carburante estratto dalla pianta medesima, e nello stesso periodo vengono promulgate le prime leggi atte a regolamentarne l'uso: eclatante fu la campagna condotta negli USA (anni '30) da H. Aslinger direttore della Federal Bureau of Narcotics, che denunciò al Congresso del '37 la Marijuana "istiga alla violenza più di qualsiasi altra droga mai conosciuta dall'uomo".
H.Aslinger, sfruttando l'odio razziale verso i neri e gli ispanici (tra i maggiori assuntori) volle colpire la diffusione della cannabis, ma anche i ceti politicamente scomodi: non dimentichiamoci che in quel periodo era in atto la rivoluzione in Messico e i soldati di Pancho Villa erano noti assuntori di cannabis (basti pensare alla canzone rivoluzionaria messicana "La cucaracha").
L'Italia risultava, sin dai primi del '900, la seconda produttrice mondiale di canapa da fibra (il primato andava alla Russia).
La grande crisi economica del '29 e l'economia mondiale influenzarono pesantemente la produzione nazionale, che non seppe rinnovarsi al termine della seconda Guerra Mondiale e andò riducendosi di anno in anno. Quando nel '58 la pianura padana rinunciò alla produzione si diede inizio al declino definitivo di questa coltura.
Questa situazione di totale disinteresse commerciale per la pianta di cannabis si protrasse sino agli anni '70, quando la Comunità Europea stanziò dei fondi per recuperarne la produzione e reinserirla nelle terre di provenienza, non senza le difficoltà provocate dalle sue molteplici "identità".
In Italia, il primo provvedimento repressivo nei confronti della cannabis "indica" risale alla legge n°396 del 1923, a cura di Mussolini ed Oviglio.
Nel nostro paese l'uso e il possesso di cannabis sono disciplinate dalla Legge 309 del 1990.
Coltivare Marijuana:
Diamo alcune indicazioni sulla coltivazione della canapa.

Suolo
La canapa industriale ha una grande capacità di adattamento e può essere coltivata in vari tipi di suolo, ma per essere di buona qualità e per dare una buona resa, deve trovare un suolo abbastanza profondo e ben drenato, con un discreto grado di umidità e buone capacità nutritive. E’ importante evitare un suolo poco drenato, in quanto un eccesso di acqua in superficie potrebbe danneggiare seriamente il raccolto. La canapa è estremamente sensibile alle inondazioni e alla compattezza del suolo. Il PH ideale è tra 5,8 e 6,0.

Temperatura
Alcuni test condotti in Olanda hanno mostrato che la canapa cresce in 40 giorni a 19° quanto in 90 giorni a 10°. La temperatura ideale è tra i 19° e i 25°. Le piante giovani possono sopravvivere a temperature di -5° che però causano l’arresto del processo di crescita anche se seguite da temperature miti. Tutto il bacino del mediterraneo ha condizioni di temperatura ottimali per la crescita della canapa.

Acqua
La canapa da fibra può produrre, tra radici, fusto e foglie, fino a 12-15 Tonnellate di biomassa per ettaro. Secondo alcuni studi sono necessari 500-700 mm di precipitazioni o un equivalente quantità d’acqua. Nella pratica sono necessari almeno 250-300 mm di pioggia durante il periodo vegetativo.

Luce
Per il fatto di essere una pianta a rapida crescita la canapa ha esigenza di una grande quantità di energia luminosa. Bisogna anche tener conto che è sensibile alle ore di luce della giornata poiché tende ad anticipare la fioritura se le giornate si accorciano. In Italia se si evitano semine troppo tardive non ci sono problemi.

Preparazione del suolo e concimazione
Per avere un ottimo raccolto di canapa, è necessario distribuire nutrimento in quantità due volte maggiore di quanto sarà rimosso dal suolo alla mietitura. Un campo di canapa produce una grande massa di materiale vegetale in un breve periodo vegetativo. È necessaria una grande quantità di azoto nelle prime 6-8 settimane, mentre durante la fioritura e la formazione dei semi sono necessari il potassio e, soprattutto, il fosforo.
La canapa industriale richiede dai 90 ai 112 Kg/ha di azoto; dai 39 ai 56 Kg/ha di fosforo; dai 60 agli 80 Kg/ha di potassio. In Italia, subito dopo la raccolta, si usava spargere 20-40 t di letame per ettaro e si faceva immediatamente una prima aratura, più superficiale e di rottura delle stoppie. Con una seconda aratura, tardiva e più profonda, venivano aggiunti altri concimi quali panelli di semi oleosi (ravizzone, colza, ricino, lino, girasole), scarti animali (unghie e corna, crisalidi di baco, sangue secco). Anche il sovescio invernale di fave e colza era comune. La quantità di concime influenza molto la quantità del prodotto e poco la qualità. Un buon semenzaio solido è l’ideale per la germinazione veloce ed uniforme del seme di canapa. La preparazione e la perforazione convenzionali del semenzaio sono sufficienti.

Rotazione
Le coltivazioni che la precedono non hanno effetti particolari sulla canapa. Se il suolo è adatto ed è stato preparato correttamente si possono sempre avere ottimi raccolti. Il campo, disponibile per altre coltivazioni tra metà agosto e metà settembre, rimane in condizioni di lavorazione ottimali, umido e privo di erbacce. Dopo che gli steli sono stati rimossi il terreno può essere immediatamente concimato e lavorato. La canapa può esser coltivata due o tre anni sullo stesso luogo anche se ciò non è consigliabile.

Controllo delle erbe infestanti
La canapa industriale soffoca le erbe infestanti, tanto da non avere bisogno di prodotti chimici per essere coltivata. Una normale coltivazione con oltre 100 piante per metro quadrato impedisce la sopravvivenza delle erbacce.

Semina
Il periodo migliore per seminare la canapa dovrebbe essere deciso in base alle condizioni del tempo piuttosto che dal calendario. La canapa dovrebbe essere seminata circa due settimane prima del granturco, quando le condizioni del terreno sono ottimali. Comunque non dovrebbe iniziare finché la temperatura del suolo non ha raggiunto almeno gli 8-10°C. L’epoca di semina In Italia andava dalla metà di febbraio fino ai primi di aprile. Il seme di canapa germoglia dopo 24/48 ore ed emerge dopo 5/9 giorni, se il suolo è ben idratato e il clima mite. Le varietà tardive di canapa coltivate per la fibra dovrebbero essere seminate il più presto possibile, mentre la canapa coltivata per i semi e le varietà precoci coltivate per la fibra dovrebbero essere seminate verso metà marzo. Qualunque macchina seminatrice è facilmente adattabile per la semina della canapa. La distanza tra i solchi può variare tra i 12 e i 20cm. La profondità ideale di semina è tra i 3 e i 4 cm. Se i semi sono più profondi i germogli hanno difficoltà a raggiungere la superficie e, in parte, muoiono, se troppo superficiali il letto diventa troppo secco e la germinazione è irregolare.

Numero di piante
Con un’appropriata densità di piante è possibile avere grandi quantità di fibra di alta qualità. Per la fibra si devono seminare tra i 50 e i 100kg per ettaro (250-500 semi/mq con una resa media di 270-450 piante/mq). Alcune esperimenti hanno evidenziato che la resa cambia di poco e che superare gli 80 kg/ha è uno spreco. La canapa coltivata per produrre polpa richiede solchi distanti 20 cm e circa 45-60 kg di semi per ettaro. La produzione di semi richiede più spazio tra le piante. Una distanza tra i solchi di 20 cm con 25-30 kg/ha, oppure una distanza tra i solchi di 30 cm e 18-22 kg/ha, oppure una distanza tra i solchi di 40 cm e 12-15 kg/ha. In tutti e tre i casi il numero di semi per metro di solco è 20.

La mietitura
Il momento in cui effettuare la mietitura è essenziale per avere un raccolto di qualità, ma le differenze fra maschi e femmine o altri fattori fanno si che si debbano fare dei compromessi. Per la fibra bisognerà mietere la canapa quando un terzo dei fiori maschili si è aperto e sta spargendo il polline. Per la raccolta dei semi bisogna aspettare che il guscio dei semi delle cime principali sia duro e con il tipico aspetto marmoreo, le cuticole attorno al seme dovrebbero essere di colore tra il giallo e il verde chiaro. A questo stadio i semi non cascano anche se le piante sono toccate. Un raccolto prematuro darebbe semi piccoli e non vitali, mentre con una mietitura avvenuta tardi porta a una sensibile riduzione del raccolto. Per la produzione delle fibre, il raccolto verrà tagliato, fatto macerare nei campi, unito in balle e conservato o lavorato. In Emilia la raccolta per la fibra avveniva tra la fine di luglio e i primi di agosto, la raccolta per i semi avveniva nei giorni attorno alla "Madonna dei canaponi" (8 settembre).
La macerazione
Le fibre di tiglio si ottengono dalla macerazione, cioè dalla putrefazione biologica della pectina, la sostanza collosa che tiene insieme la fibra e l’interno legnoso del fusto. La macerazione per immersione è stata in gran parte sostituita con tecniche più moderne e meno malsane. La macerazione in campo ha bisogno di 14-21 giorni per essere completa. Durante questo processo, i fusti devono essere girati una o due volte per consentire uno svolgimento uniforme, poiché i fusti vicini al suolo rimarrebbero verdi mentre quelli in superficie marcirebbero e diverrebbero marroni. La macerazione è completa quando le fibre hanno assunto un colore dorato o grigiastro e si separano facilmente dalla corteccia in fibre più sottili.
Resa
La resa dipende da diversi fattori: la varietà, le condizioni del suolo, il clima e dai possibili elementi di disturbo (grandine, parassiti, etc). In linea di massima per la fibra si va dalle 8-10 tonnellate di fusti per ettaro delle varietà monoiche alle 10-12 tonnellate di fusti per ettaro delle varietà dioiche, che equivalgono ad una resa in fibra tra 2 e 3,2 t/ha. Per i semi la resa varia tra 0,6 e 1,4 t/ha.
Immagazzinamento
Per l’immagazzinamento, l’umidità dei fusti di canapa non deve eccedere il 15%. Le balle possono essere conservate a lungo in luoghi asciutti come capannoni, granai o qualsiasi altro tipo di magazzino coperto. La canapa secca è facilmente infiammabile.

 
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